Intervista a Maghdessian Yeznig Ceo di CORUM

03 luglio 2020

La Clessidra: Le creazioni Corum sono sempre molto particolari e spesso stupiscono; per il 2020 e il 2021 prevedete di continuare su questa linea, magari proponendo qualcosa di ancora più innovativo?

Maghdessian Yeznig: Per noi è stato chiaro da tempo che il 2020 doveva essere considerato un anno di transizione, poiché la direzione è stata ripresa con l’intenzione di analizzare Corum oggi e nel 1955, qual era lo spirito del fondatore della Maison, e riprendere tale spirito. Negli ultimi 10 anni si era un po’ usciti da quel filone: siamo sempre stati un marchio caratterizzato dalla produzione di piccole quantità, dunque, grazie anche a consulenti esterni, abbiamo valutato la situazione e ripreso questa traccia iniziale. Abbiamo così creato una nuova collezione per il 2021, con priorità Admiral, poiché da sempre realizza il 50% del nostro mercato, e ovviamente il Golden Bridge, poiché è un’icona che ci caratterizza ed è veramente unico.

L.C.: Molti brand stanno effettuando ricerche su materiali innovativi; Corum cosa prevede di fare nel futuro, seguire la tradizione oppure introdurre qualcosa di inedito?

M.Y.: Tanti brand realizzano prodotti con materiali innovativi e fantastici, si può prendere in considerazione il materiale, oppure anche altre caratteristiche, come le forme. Oppure ancora si può valutare il DNA del Golden Bridge: movimento baguette e cassa tonneau, due/tre elementi che permettono di realizzare un nuovo orologio dall’identità caratteristica, ma anche totalmente nuova; quindi si può lavorare sui materiali, però anche e soprattutto proporre un prodotto che racconti una storia. Poi certamente c’è la componente “prezzo”, oggi più che mai attuale ed importante: chiaramente al cliente bisogna sottoporre una creazione che abbia un valore e appunto affascini per la sua storia.

L.C.: parliamo di mercati: ci piacerebbe sapere quali sono i mercati per Voi più in espansione, quali vorreste sviluppare nel breve/medio periodo e globalmente l’Italia dove si colloca?

M.Y.: Idealmente vorremmo essere presenti su tutti i mercati di ogni continente, in realtà attualmente il 60/70% della nostra produzione è acquisita dall’Asia, Hong Kong, Macao, Malesia, Singapore ed anche Thailandia, dove dal 2014 abbiamo realizzato tanta comunicazione; la Cina, inclusa Taiwan, inizia ad essere un mercato importante, non ancora primario, però chiaramente in espansione. Siamo molto forti in America del Sud, soprattutto in Messico, anche grazie ad un partner molto importante, con un mercato pari circa al 20% del totale della nostra produzione. L’Europa continua ad essere un mercato molto complicato: qui vogliamo fortemente far sentire la nostra presenza, soprattutto in quello italiano, che mantiene una grande potenzialità e visibilità, anche grazie al progetto realizzato con la Zecca di Stato Italiana.

L.C.: Negli ultimi due mesi il mondo è stato fortemente stravolto e così i canali di vendita; quanto conta per Voi il digitale? Intendete potenziarlo o preferite, come tanti brand, il contatto diretto col cliente?

M.Y.:Tre o quattro anni fa ci siamo posti il problema del canale di vendita digitale, rifacendo anche il sito Internet, ma personalmente ritengo che, per le caratteristiche e identità di Corum, il metodo di vendita migliore sia ancora quello di avere il contatto col cliente, assicurare la presenza nei negozi per mostrare gli orologi che raccontano una storia. Nel caso di un orologio di un certo valore, per alcuni brand penso sia importante osservare il segnatempo, provarlo, “sentirlo” e vederlo al polso, spiegandolo, tecnicamente parlando, al cliente che in tal modo acquisisce il valore dell’orologio stesso, concetto che col canale digitale stenta ad essere trasmesso.

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