Intervista a Fabrizio Buonamassa Stigliani – Design oltre i limiti

20 agosto 2018

Lo abbiamo incontrato in un salottino del magnifico stand di Bulgari a Baselworld 2018, dopo aver ammirato da vicino le novità orologiere più importanti della Maison, dall’ennesima inarrivabile sfida alla sottigliezza vinta dall’Octo Finissimo Tourbillon Automatico, all’eleganza al femminile dei nuovi modelli Lvcea Tubogas e Lvcea Skeleton. Ma l’incontro con Fabrizio Buonamassa Stigliani, Senior Director del Watches Design Center della Maison, ci ha catapultati nel backstage immaginifico di Bulgari, nel quale design, tecnica e impossibile prendono forma. “Il mio lavoro è di convertire… trasformare la tecnica in emozioni”, ci ha detto. E poi è stato un fiume in piena di suggestioni e riflessioni, intorno e dentro i concetti di design e bellezza, fino in fondo al senso che spiega il successo straordinario degli orologi della Maison romana. È qui che estetica e funzione si esprimono l’una come manifestazione intatta dell’eccellenza dell’altra. Oltre ogni limite apparente. Oltre ogni convenzione.

Fabrizio BUONAMASSA STIGLIANI

Il processo creativo

“Io gioco con i vincoli, il vincolo è la svolta. Non si può fare? Non ci credo, proviamoci”, ci ha detto Buonamassa tenendo in mano l’Octo Finissimo Ripetizione Minuti, nella versione in carbonio hi-tech di quest’anno. “Quando nel 2016 abbiamo scelto il titanio per la ripetizione minuti più sottile al mondo è stato il vincolo a guidare l’estetica. Questo è il mio processo creativo. Non devo mascherare il materiale scelto. Non deve essere lucido da sembrare acciaio, né oro bianco. È titanio, lo devo far vedere. Allora l’abbiamo sabbiato ed è arrivata questa cassa che era una meraviglia. Visto che era così bella, abbiamo fatto il quadrante dello stesso colore, stesso materiale e stessa finitura. Abbiamo aperto i nostri indici sottilissimi per far vedere parte del movimento e far uscire fuori il suono. Ora, nel 2018, ancora un’altra sfida: lo abbiamo fatto in carbonio, perché il carbonio suona davvero molto bene. Ma è stato necessario un grosso studio per scavare delle parti all’interno della cassa ed esaltare l’acustica, in un orologio in cui il movimento è praticamente attaccato al vetro. Il risultato sorprende tutti: suona forte, le note si fanno apprezzare anche in mezzo al rumore”.

Octo Finissimo Tourbillon Automatico

“Il quarto record del mondo è un oggetto pazzesco. Dietro a questa linea di prodotto, che fino a cinque anni fa non c’era, c’è un’idea: indossare le grandi complicazioni in maniera diversa e con un gusto tutto italiano”, ha commentato ancora Fabrizio Buonamassa di fronte ad un magnifico Octo Finissimo Tourbillon Automatico, virtuosismo da record per Bulgari, ma non fine a se stesso: è prodotto e venduto in tiratura limitata a 50 pezzi. “Il fondello è quasi completamente chiuso. Io, in realtà, lo volevo totalmente chiuso perché mi piaceva dare a un oggetto così sottile un aspetto di estrema robustezza. Ci abbiamo provato, poi, però, dalla gabbia del tourbillon trasparente si vedeva l’interno del fondello. Allora ho deciso: mettiamo il vetro così passa la luce e si vede anche la massa oscillante che gira. Ma la finestrella deve essere la più piccola possibile e di certo non a forma di ottagono, solo perché l’orologio si chiama Octo. Quella sarebbe stata una scelta didascalica, una semantica di maniera che non è la mia. Per me il bar non deve essere a forma di caffettiera”.

Bulgari è Roma

“Io sono nato a Napoli, sono cresciuto a Roma, ho lavorato un po’ a Torino e adesso vivo in Svizzera. L’ispirazione mi viene da tutto quello che ho visto. Ma Roma è Roma. E Bulgari è Roma”, ci ha detto senza mezzi termini l’uomo che da quasi 11 anni detta legge sul design degli orologi della Maison. “Questo vuol dire che la marca ha un senso estetico totalmente diverso dalle altre, proporzioni diverse, uso di materiali diversi. Perché la luce lì è differente e c’è un altro concetto di tempo: è la città Eterna, il tempo non c’è, è immobile. A Roma cresci immerso nella bellezza. L’abbiamo nel DNA noi in Italia, ci viene naturale. Come i layer di una cassa di carbonio, fatta di tanti strati pressati e poi fresati nella macchina, così la cultura italiana delle belle cose è esattamente la stessa: livelli di stratificazione, attraverso secoli di bellezza; un linguaggio universale, che tutti possono vedere, ma non si può replicare altrove”.

Di necessità virtù

“L’eleganza è fatta di pochissime cose: essere vestiti nel modo giusto al momento giusto. È una questione di atteggiamento, qualcosa di innato che si può insegnare, ma fino a un certo punto”. Così ci ha congedato Buonamassa, con una dichiarazione d’amore per la creatività italiana. “La nostra cultura del design è assolutamente unica, basata su una semplice regola base: si fanno cose belle perché si devono fare e non ci sono alternative. Nel dopoguerra il design italiano è diventato tra i più importanti al mondo sostanzialmente perché bisognava ricostruire il Paese. Il designer non fa altro che rispondere a dei bisogni. La nostra missione è molto semplice: migliorare la vita delle persone attraverso gli oggetti. Ma mentre per i tedeschi “form follows function”, gli americani sono assolutamente pragmatici e i nordeuropei mettono innanzi tutto l’esaltazione della materia prima, noi italiani… ci dobbiamo divertire. Se un oggetto funziona è interessante, se è bello lo compriamo. La bellezza ci è necessaria”.

 

 

 

 

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