Giuseppe Sciascia, l’Indiana Jones dell’orologeria

13 novembre 2018

Visitando la bellissima esposizione veneziana di Homo Faber – organizzata nello scorso settembre dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship – abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare un maestro artigiano di grande esperienza e passione, detentore e custode di un sapere dal valore incalcolabile. È l’italo-svizzero Giuseppe Sciascia, orologiaio del Patrimonio Jaeger-LeCoultre, un uomo la cui missione è arricchire e completare la vasta e spettacolare collezione dei movimenti e degli orologi della Maison, dal 1889 ad oggi. Per farlo, con un entusiasmo degno del più famoso e avventuroso archeologo del grande schermo, si impegna ogni giorno nella ricerca e nella scoperta di tutto ciò che compone la storia e l’universo della manifattura. Ecco, dalle sue parole, la grande avventura della sua vita.

©Barbara Ainis

“Sono nato in Svizzera, nella Valle del Jura, ho studiato per quattro anni da orologiaio e poi ho imparato sul campo, lavorando in manifattura – non in quella dove sono ora – mettendomi alla prova passo, passo in tutti i differenti ‘luoghi’ e ruoli del mestiere. Da sette anni lavoro con la Maison Jaeger-LeCoultre e per me è stata la realizzazione di un sogno: desideravo lavorare per questa manifattura, perché trovo che sia, davvero, in assoluto la più creativa. Ma a differenza di altre aziende, la nostra creatività pone da sempre al centro di tutto il movimento. Per noi presentare un nuovo modello non vuol dire solo cambiare un quadrante per offrire un nuovo design. Dal 1889 a oggi la Maison Jaeger-LeCoultre ha realizzato ben 1283 brevetti. Alla fine dell’Ottocento LeCoultre era l’orologiaio degli orologiai: tutte le grandi aziende venivano da noi per prendere i movimenti. Le complicazioni poi venivano rifinite secondo le esigenze, ma la base del movimento era nostra. Ogni giorno mi meraviglio di tutto quello che è stato inventato, di questa volontà della Maison di rinnovarsi costantemente, pur mantenendo la forte coerenza estetica della sua tradizione.

Sono tre anni che lavoro al Patrimonio e mi sento davvero l’Indiana Jones dell’orologeria. Non giro fisicamente il mondo, ma negli archivi trovo l’intero universo di Jaeger-LeCoultre. Lì c’è tutto: tutte le foto dei movimenti fatti dal 1889, la registrazione di ogni pezzo fatto da noi, a chi l’abbiamo venduto, in che epoca e in quanti esemplari. Ho imparato tutto da chi mi ha preceduto, Marc-André Strahm, un mostro di sapere: da lui ho appreso le basi per capire quello che è stato fatto dalla Maison. È il vero senso della trasmissione del sapere e della passione. Senza la passione in questo mestiere non si avanza.

Discovery and Rediscovery. Jaeger-Lecoultre. Watch Making. Artisan Giuseppe Sciascia.

Il mio lavoro consiste, da un lato, nella cura della collezione della manifattura. È una collezione molto vasta, ma abbiamo pezzi che ancora ci mancano. In tutte le vendite all’asta, in giro per il mondo (perché la Maison ha venduto nel mondo intero, con pezzi fatti anche solo per un mercato), io controllo i pezzi Jaeger-LeCoultre e verifico se li abbiamo già nella collezione oppure no. Se non sono nella collezione, cerchiamo di comprarli, li restauriamo perché tornino funzionanti e li aggiungiamo alla galleria del Patrimonio, aperta al pubblico per comunicare e condividere la voglia di conoscere ancora di più il mondo di Jaeger-LeCoultre. Poi mi occupo anche di rispondere alle richieste di chi mi manda la foto di un movimento, chiedendomi se sia o meno un Jaeger-LeCoultre. Io vado negli archivi, prendo tutte le foto dei movimenti realizzati dal 1889 e dalla forma posso dire se sia o meno un pezzo fatto da noi, magari per altre aziende. Poi per essere sicuri si deve osservare il movimento: sotto il ponte del bariletto c’è la firma LeCoultre. Se non c’è può essere una copia, un fake. Ce n’erano già nel 1889. Al numero della cassa, poi, corrisponde una referenza del movimento e dagli archivi posso dire quando sia uscito dall’azienda.

La galleria del Patrimonio, con una superficie di oltre 500 metri quadrati all’interno degli edifici più antichi della Manifattura, che all’inizio del XIX secolo ospitavano la fattoria LeCoultre, dal 2017 mostra la ricchezza della memoria storica di Jaeger-LeCoultre, tra orologi, movimenti, registri e documenti.

Cercare, indagare, capire… per me è un vero sogno! Quando poi posso restaurare questi pezzi è pazzesco, ho i brividi ancora… Il Calibro 101 a carica manuale, ad esempio, è stato fatto nel 1929. È il movimento più piccolo del mondo, misura 14,4 mm di lunghezza e 4,8mm di larghezza, con la corona nascosta dietro la cassa, pensato per i segnatempo di alta gioielleria, sempre prodotto, sempre riparato. La gente se lo passa di generazione in generazione perché funziona sempre. È una meraviglia. È vera arte.

©Barbara Ainis

Barbara Ainis nasce a Milano nel 1976. È laureata in Filosofia ed è giornalista, autrice di documentari e fotoreporter. È direttore responsabile della rivista La Clessidra, la più antica rivista italiana di orologi e l'unica rivolta al trade orologiero. Inoltre, come freelance, collabora con testate nazionali e internazionali di viaggi. Ha lavorato come autrice e produttrice esecutiva alla realizzazione dei documentari Éphémère - La bellezza inevitabile (Best Documentary al SIFF 2018) e A. Wildt. Il marmo e l’anima, prodotti con il brand Catrina Producciones dall’Associazione Culturale La Catrina, di cui è socia. Conduce seminari e corsi di formazione sui linguaggi audiovisivi e sull’uso dell’audiovisivo anche in ambito Social.

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