Intervista a Fiona Krüger

12 settembre 2018

Da qualche anno il mondo dell’orologeria ha accolto al suo interno un’outsider inattesa, un’artista cosmopolita e originalissima, che ha scoperto nelle casse e nei quadranti, nei movimenti meccanici e nella loro insolita disposizione uno spazio di assoluta creatività ed espressione. Fiona Krüger, in poco più di un lustro, ha scardinato le regole del gioco: quelle estetiche senz’altro, proponendo segnatempo mai visti prima, che hanno l’ambizione, riuscita, non solo e non tanto di “piacere”, quanto di sviluppare un concetto; come pure quelle tecniche, inventando un modo completamente nuovo di interazione tra design e progettazione meccanica.

“Sono originaria della Scozia, ma fin da quando ero piccola ho vissuto in molti diversi Paesi”, ci ha raccontato la stessa Fiona Krüger. “Con la mia famiglia ho abitato in Francia, a Città del Messico, a San Paolo del Brasile. Ho studiato Belle Arti in Scozia e due giorni dopo la laurea sono andata a lavorare in Sudafrica, poi in Svizzera per un Master alla ECAL. Aver vissuto in molti luoghi, aver conosciuto persone così diverse, culture lontane, modi differenti di guardare alla vita e all’arte, è stato fondamentale per la mia formazione e per il mio approccio artistico”.

L’esempio emblematico di questa vocazione interculturale è proprio la Skull Collection, la prima collezione della Maison orologiera Fiona Krüger Timepieces, ispirata dai ricordi della prima adolescenza dell’artista e designer, passati in una vibrante Città del Messico. “I miei teschi sono amichevoli e questo deriva dall’influenza messicana e dal Dia de los Muertos”, ci ha spiegato Fiona. “In Messico questa è una celebrazione della vita, che non ha niente di triste o spaventoso. Questo concetto è molto importante per me ed è per questo che nel 2010 per la prima volta ho disegnato lo Skull Watch, quando ancora gli sugar skull messicani non erano di moda. Ero in Svizzera per il Master in design nel settore Luxury. Non avevo mai considerato gli orologi come una possibilità, ma poi ho visitato la manifattura di Audemars Piguet, sponsor del corso, e il museo di Patek Philippe, ho assistito al lavoro dei maestri orologiai e ne sono rimasta affascinata. Mi sono sentita davvero ispirata e ho cominciato a pensare che la mia arte poteva esprimersi in questo ambito. Il design dello Skull è nato proprio per un workshop di Audemars Piguet durante il Master e il primo prototipo è stato realizzato nel 2011, per la mia discussione del diploma, con il supporto di Peter Speake-Marin. Solo nel 2013 ho creato la mia azienda e ho prodotto i primi orologi della collezione, con il quadrante fatto di diversi strati, con i colori, le finiture, le forme disegnate per esprimere l’estetica della meccanica”.

E il successo è arrivato presto, decretato dalla selezione per il GPHG 2017 e dalle varie collaborazioni con prestigiose Maison di alta orologeria, da Speake-Marin a Fabergé, da Comblemine a L’EPÈE, fino ad AGENHOR di Jean-Marc Wiederrect. Tutte sinergie basate sul rapporto umano e sulla base imprescindibile del lavoro di Fiona Krüger: “per ogni mio progetto ci deve essere un forte e rilevante concetto alla radice di ogni design. È una pratica che ho sviluppato studiando Belle Arti e ho inevitabilmente applicato all’orologeria. Del resto io non ne sapevo niente degli orologi. Mi sono innamorata di questo mondo, ma il mio approccio è sempre quello artistico: quando guardo un orologio non vedo le sue parti come separate, la cassa, quadrante, lancette e movimento, lo guardo come guardo un dipinto, la cui cornice è la cassa. Le esigenze estetiche e quelle tecniche e meccaniche non possono essere separate. La magia accade quando riesci a fondere le due cose insieme”.

Se il rapporto dell’uomo col tempo ha stimolato la forma dello Skull, la seconda e recentissima collezione di Fiona Krüger ha trovato ispirazione nell’idea stessa di tempo, espressa, in apparente contraddizione con la sua proverbiale precisione, dal concetto del caos. “Che cos’è il tempo? Intuitivamente è una sequenza d’istanti che si muovono in una sola direzione, in avanti. Indietro non si torna: il tempo scorre, come un castello di sabbia che si decompone, da uno stato di ordine al disordine e al caos. La scienza fisica la chiama entropia”. Alla ricerca di un simbolo archetipico che potesse rappresentare visivamente il tempo, Fiona Krüger si è trovata tra le mani uno dei temi cari al movimento del Dadaismo e alla Pop Art, sviluppato nell’arte, come pure nel design e nel fashion. È in particolare nell’opera di Cornelia Parker “Cold Dark Matter: An Exploded View” che la Krüger ha trovato l’ispirazione che cercava per il cuore della Chaos Collection: l’originalissimo ed esclusivo movimento Chaos I, realizzato in collaborazione con Agenhor. “Quella della Parker è una rappresentazione statica, ma riesce a comunicare tutta la dinamicità di un esatto momento nel tempo ed è questo che ho inteso ricreare in un orologio”, ci ha raccontato ancora Fiona Krüger. “Normalmente sono le Maison più importanti, capaci di grandi investimenti e con molto tempo a disposizione, a sviluppare i propri calibri di manifattura. Nella mia azienda ci siamo io e mio marito ed è stata per noi un’opportunità fantastica trovare in Jean-Marc Wiederrect e in Agenhor l’interesse a raccogliere la mia sfida e ad aiutarmi a realizzare – in meno di un anno! – il movimento per l’orologio che avevo in mente. Avevo bisogno di sconvolgere la classica disposizione circolare dei componenti per realizzare un calibro che ‘esplodesse’ insieme al tempo. È stata una grande collaborazione con il team di Agenhor, che ha la creatività nel DNA: ho chiesto quali parti fosse possibile muovere e quali non più di tanto; ho ridisegnato il movimento e loro hanno riposizionato i componenti; abbiamo realizzato un calibro mai visto prima”.

La prima referenza di questa straordinaria collezione porta il nome di Mechanical Entropy e sviluppa meravigliosamente il concetto di istante ed esplosione: la cassa, minimalista, in titanio spazzolato e lucidato, porta a ore 12 l’unico elemento di simmetria, ossia la corona, e lascia l’intero campo aperto al movimento (manuale con 50 ore di riserva di carica), attraverso il vetro zaffiro anteriore e sul fondello; non c’è quadrante e il calibro, interamente visibile, è parzialmente scheletrato e solo alcune aree rivelano, come in un’esplosione, i componenti più interessanti, incisi a mano, con grande enfasi sulla tridimensionalità; platina e ponti presentano una finitura spazzolata e sono ricoperti in PVD nero, mentre le aperture dell’esplosione sono state realizzate con una tecnologia laser e un processo di coloritura galvanica in oro o rodio; la lancetta delle ore è una punta irregolare laccata di bianco, mentre quella dei minuti scheletrata, è parzialmente laccata della medesima tonalità; frammenti metallici dell’esplosione sono posizionati all’interno del vetro zaffiro, come indici sospesi che regalano ulteriore profondità e tridimensionalità a questo inedito segnatempo.

 

 

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