Bestiarium dell’alta gioielleria

Dalla sezione Gioie e Gioielli de La Clessidra di marzo 2018

28 marzo 2018
Quando le maison più prestigiose della haute joaillerie decidono di celebrare il mondo animale, qualcosa in noi si risveglia e non possiamo che rimanere esterrefatti e ipnotizzati davanti a queste forme, a queste luci, a queste suggestioni. Sarà forse un risveglio della nostra parte animale e istintiva o, magari, una particolare affinità elettiva con il soggetto magistralmente riprodotto, sempre carico di un forte valore archetipico. Queste magnifiche creazioni, vere e proprie opere d’arte, prima ancora che d’alta gioielleria, sembrano far rivivere l’antica tradizione dei bestiari medievali: quelle preziose opere librarie manoscritte che raccoglievano e raccontavano di animali reali e immaginari, con illustrazioni e miniature, dai colori forti e intensi su fondo oro. Come facevano secoli fa le pagine di quegli antichi libri, questi gioielli, oggi, conquistano e strabiliano chi li osserva, ne catturano la fantasia e gli suggeriscono, immancabilmente, simboliche allegorie di forza, lusso e bellezza.

Un dettaglio del bestiario di Aberdeen, del XII secolo

Chanel

La scelta della Maison di dedicare la sua più recente collezione d’alta gioielleria al leone non è di certo dettata dal caso. Il re degli animali era per Mademoiselle Coco una sorta di alter ego: nata sotto il segno del leone, si sentiva rappresentata dalla sua forza e dalla sua eleganza, tanto che aveva disseminato, per la sua casa parigina di Rue Cambon al 31, sculture e dipinti che lo raffiguravano. E così, dopo aver trovato spazio sui bottoni degli iconici tailleur in lana bouclé e dopo aver dominato, mastodontico, le scenografie delle sfilate internazionali, quest’anno il leone torna a ruggire, fiero e magnifico, nella collezione d’haute joaillerie L’Esprit du Lion: 53 meravigliosi pezzi, tra collane, bracciali, spille ed anelli, ispirati proprio ai leoni dell’appartamento di Coco Chanel, in oro giallo e bianco, illuminati da diamanti, zaffiri, berilli e topazi imperiali.

Bracciale “Dazzling” in oro giallo con 15 berilli gialli a taglio ovale per un totale di 31.65 carati e 220 brillanti

Cartier

L’autentica ossessione della Maison per la pantera nasce da un dipinto. Era il 1914 e Louis Cartier, uno dei nipoti del fondatore, allora alla testa dell’azienda parigina, per decorare l’invito a una mostra di gioielli, incaricò la realizzazione di un acquarello al pittore francese George Barbier. Questo grande maestro dell’Art Deco, famoso per le sue femme fatale e i rimandi all’Orientalismo, dipinse “La Dame à la Panthère”, una donna dall’eleganza classica ed esotica, con ai suoi piedi proprio una pantera. Il successo di questa illustrazione fu tale che questo grande e affascinante felino divenne l’icona assoluta della Maison, protagonista della collezione Panthère de Cartier fin dalla fine degli anni Venti. Da allora il tema della pantera è stato declinato in innumerevoli creazioni. Quest’anno, al SIHH 2018 di Ginevra, Cartier ha incantato ancora una volta il pubblico interpretando, in modo sempre nuovo e sorprendente, l’intramontabile sagoma del suo animale simbolo.

Ronde Louis Cartier Watch. Il quadrante è il primo realizzato con una nuova tecnica mai usata in precedenza nell’orologeria: intarsio del legno d’ebano e foglia d’oro 18 carati. Edizione limitata a 30 esemplari

Van Cleef & Arpels

Ci sono immagini che si imprimono nella mente e che fanno sognare. Chi ha avuto la sorte di osservare uno stormo di fenicotteri rosa riflettersi nelle acque immobili di uno stagno d’acqua salmastra, di fronte alle spiagge bianche della Sardegna, magari, o tra le dune e l’erba alta della Camargue, non può che associare indelebilmente questa visione all’incanto del nostro Mar Mediterraneo. Quando poi questo meraviglioso animale apre le ali maestose per prendere il volo, ecco che la magia è compiuta. È proprio questo l’istante catturato da Van Cleef & Arpels in una delle sue creazioni più belle e originali: il Flamant Corail, una vera opera d’arte, un collier della collezione Seven Seas, in oro rosa, corallo e onice con 380 diamanti tondi, 362 zaffiri rosa. Le ali spiegate del fenicottero avvolgono il collo in un gesto smisurato, mentre l’animale dal sinuoso collo si può staccare dalla collana per trasformarsi in una magnifica spilla.

Palmiero

Difficile immaginare una rappresentazione visiva della perfezione migliore dell’aprirsi della coda di un grande, magnifico pavone blu. Molto prima e molto oltre la banalizzazione del gergo quotidiano che lo vuole emblema di vanità, questo meraviglioso animale è stato un simbolo del divino per le culture e le religioni più diverse: luce primigenia del Profeta per l’Islam; segno dell’immortalità dell’anima per i cristiani; rappresentazione dello spirito nella sua dimensione cosmica secondo una leggenda sufi. Carlo Palmiero ha dedicato a questo nobile e regale animale una collezione d’alta gioielleria davvero spettacolare. Diamanti bianchi, neri e colorati, zaffiri e oro bianco compongono l’anello sul quale, sinuoso e delicato, pare essersi appena posato un pavone dalle magnifiche sfumature. La spilla, in oro bianco, mostra l’animale in tutto il suo splendore: la coda maestosa aperta spavaldamente, le intense tonalità del piumaggio esaltate dai diamanti bianchi e colorati, l’accennato movimento delle zampe che regala la magia di un istante cristallizzato.

Barbara Ainis nasce a Milano nel 1976. È laureata in Filosofia ed è giornalista, autrice di documentari e fotoreporter. È direttore responsabile della rivista La Clessidra, la più antica rivista italiana di orologi e l'unica rivolta al trade orologiero. Inoltre, come freelance, collabora con testate nazionali e internazionali di viaggi. Ha lavorato come autrice e produttrice esecutiva alla realizzazione dei documentari Éphémère - La bellezza inevitabile (Best Documentary al SIFF 2018) e A. Wildt. Il marmo e l’anima, prodotti con il brand Catrina Producciones dall’Associazione Culturale La Catrina, di cui è socia. Conduce seminari e corsi di formazione sui linguaggi audiovisivi e sull’uso dell’audiovisivo anche in ambito Social.

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