TIMIDI SEGNALI VERSO LA RIPRESA

Dalla rivista: l'andamento del mercato

13 luglio 2017

La tendenza delle esportazioni della Federazione delle Industrie Orologiere Svizzere in questi primi quattro mesi del 2017, sta evidenziando, comunque, una flessione, ma più contenuta rispetto a quelle verificatesi nel 2016. Nel mese di Aprile le sorti non si sono risollevate, ma il rallentamento è rimasto contenuto, dopo l’inaspettata performance positiva del mese di Marzo (+7,5%, con un traino decisivo dei modelli di media fascia), successiva a 20 mesi consecutivi di declino: il fatturato complessivo è stato di 1.532,3 milioni di franchi svizzeri, in “ritardo” sul medesimo periodo del 2016 del 5,7% (ben -16% rispetto al 2015). A sottolineare una tendenza verso l’assestamento contribuisce molto bene la media mobile di tendenza nei dodici mesi: nel maggio 2016 si aggirava intorno al -7% e ad aprile 2017 è prossima al -8%, ma dopo aver toccato anche il -10% nel febbraio 2017. L’analisi per materiali (Tabella 1) segnala il ritorno ad un marcata riduzione di domanda relativa ai modelli in metallo prezioso (sia in volume che a valore, rispettivamente -12,2% e -12,9%), un buon contributo a valore dell’acciaio/oro (+6,2%, non ostante la flessione a quantità del 9,1%) e una sostanziale tenuta dell’acciaio (-2,4% a valore e -3,7% a volume): in termini generali si è veri cata una riduzione dei volumi del 9% e tutte le categorie sono state coinvolte.

Lo scenario diviene ancora più chiaro se si effettua l’analisi per segmentazione (Grafico 1), centrata sulle fasce di prezzo degli orologi da polso (ovviamente in entrata sui diversi mercati e, dunque, ante ricarichi della filiera distributiva), in cui tutti i segmenti sono di segno negativo, senza nessuna eccezione. Rima- ne, comunque, la fascia 200-500 chf, quella a risentire meno della flessione (-2,4% a quantità e -2,6% a valore), mentre il range oltre ai 3.000 euro subisce poco il decremento mensile (-2,8% a volume e -4,5% a valore), un’indicazione che fa sperare in una fine progressiva della discesa sull’haut-de-gamme (positiva, anch’essa in marzo) verso un equilibrio fisiologico dai significati reali se posto in relazione con il comportamento dei diversi mercati. A soffrire maggiormente, nel periodo contingente, è ancora il segmento di base, ossia quello riguardante i modelli dal costo inferiore ai 200 chf (l’unico a decrescere in valore a marzo, -2%), che ha accusato una riduzione a quantità dell’11,4% e, a valore, del 21,4%, un dato su cui riflettere se la tendenza proseguirà ancora nei prossimi mesi.

Riflettendo questi dati, infine, sulle aree di mercato (Tabella 2), vi è la conferma che a trainare l’impor- tantissimo treno delle esportazioni svizzere sono la Cina (+38,9%) e l’Inghilterra (+30%), con Hong Kong (-16,8%), USA (-19,4%), Giappone (-7,3%), e, in Europa, Italia (-13,4%) e Germania (-5,3%) a viaggiare in direzione opposta. Anche la Francia inverte la rotta (+3,5%), unitamente alla Spagna (+10,4%). In sintesi, tali dati, come molti colleghi ed analisti hanno sostenuto, eufemisticamente, significano il rallentamento della corsa al fondo del barile, che, si spera, arrivi al più presto. Di fatto, il -3,6% delle esportazioni svizzere nei primi quattro mesi del 2017, evidenzia, a valore, una lenta ma, auguriamoci, graduale ripresa diretta dall’orologeria dall’eccellente rapporto qualità/prezzo, variabile sulla quale dovranno adeguarsi tutte le categorie orologiere. Un risultato che, a livello geografico, è certi cato, sempre sui 4 mesi di quest’anno, dalla costante ripresa della Cina (+21,6%), seguita dall’Inghilterra (come abbiamo visto anche per il mese di aprile, a seguito dei positivi effetti sul cambio determinati dalla Brexit), con un +12,2%, che la pone al quarto posto tra i Paesi di riferimento per l’Industria Svizzera. La cattiva notizia è la caduta libera dei Paesi europei più importanti, quali Italia, Francia (anche se con qualche “sussulto”) e Germania (nazioni del Vecchio Continente meno incidenti come Spagna, Olanda, Portogallo Belgio e, addirittura Grecia, sono di segno positivo), cui deve aggiungersi, al momento, il notevole rallentamento del Medio Oriente in tutte le sue realtà primarie (Emirati Arabi, Arabia Saudita, Qatar e Kuwait). A “soffrire” maggiormente ora, è l’alto di gamma, che dopo un decennio di crescita a doppia cifra percentuale annuale, sta subendo un consistente effetto rimbalzo (riduzione del fatturato elvetico dell’orologeria meccanica di oltre 1,5 miliardi di franchi svizzeri, tra il 2015 e il 2016, con le esportazioni dei modelli al quarzo decisamente più stabili), tale da aver determinato sostanziali sterzate nelle strategie e nell’organizzazione delle singole Maison: interventi sul management, rigorosissimo controllo dei livelli produttivi, sempre maggiore collaborazione con i punti vendita, accuratamente selezionati e consolidati sulla base del turnover garantito al marchio.

 

Photo by Olu Eletu on Unsplash

 

 

 

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