L’orologio Bulgari e le novità di quest’anno

La Cover Story dell'Annuario Marche di Orologi in Italia 2017

27 marzo 2017

Bastano le parole di Guido Terreni per inquadrare l’orologio Bulgari: “Cerchiamo sempre di offrire alla donna, in primis, e all’uomo poi, un oggetto che, prima di essere di lusso, sappia dare delle emozioni. Lo sviluppo tecnico deve essere al servizio di un oggetto autentico, obiettivo che è nel DNA della marca. Quando realizziamo dei prodotti abbiamo sempre presente la necessità di stimolare l’emotività del cliente finale. In un orologio come l’Octo Finissimo, non sono tanto i complimenti dell’opinione pubblica, degli operatori e degli addetti ai lavori che mi interessano, quanto l’aver prodotto un segnatempo ultrapiatto unico, fuori dalle regole dell’orologeria. In sostanza, Bulgari non ha, e non deve avere, rivali nell’esprimere e nell’interpretare un orologio muovendo dal DNA del gioielliere. Serpenti è un esempio su tutti, un gioiello che, a mio giudizio, ha guadagnato in appeal e significato, dal momento in cui è stato integrato con l’orologio, completando un disegno e un messaggio iconico. Cerchiamo di asservire il DNA del marchio, radicato nella gioielleria, per calibrarne l’espressività nell’orologio, senza snaturarlo, ma arricchendolo. Rimanendo in ambito femminile, questa scelta ci ha portato ad essere nei top five, in termini dimensionali, dei brand mondiali di alto di gamma che si rivolgono alla donna. Un simile concept, nel prodotto maschile, viene giocato sull’appeal strutturale e creativo, sulle forme originali, sulle finiture lucide e satinate, ossia quegli elementi sui quali il gioielliere parte in posizione di vantaggio”.

Il risultato di cotanto stile è un posizionamento mirato ed intelligente: “Siamo contenti del posizionamento di prezzo che abbiamo costruito” – prosegue Terreni –, “mediamente, nell’intorno dei 10.000 euro. Sei o sette anni fa, la media era di circa tre volte più bassa. Abbiamo avviato una strategia di riqualificazione del prodotto tornando a lavorare in modo sostenuto con l’oro, metallo che si era un poco perso a par- tire dagli anni ’90, per una richiesta mondiale più pendente verso l’accessibilità, sempre al top della qualità, e sull’acciaio. Poi, via via il cliente, in modo velocissimo e in non più di 10 anni è completamente cambiato, in termini di etnia, di conoscenza, di competenza, di interpretazione del lusso, e, necessariamente ci siamo dovuti adeguare a richieste sempre più complesse e ad aspettative sempre più precise. Negli anni ’90 vendere un buon orologio era molto meno complicato”.

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Dette argomentazioni si plasmano attorno a collezioni, maschile e femminile, sempre più identificative di uno stile che, come evidenziava “tra le righe” Terreni, deve essere inequivocabile. In tal senso, è altrettanto inevitabile e conseguente, ispirarsi e richiamare le proprie radici e la propria tradizione, “esportando” il tutto nell’alveo del terzo millennio. Un discorso che, per Bulgari, si riferisce, ça va sans dire, alla sua città di origine, e che città,… Roma. Sono ben 133 anni, infatti, che la caput mundi accoglie nel suo cuore pulsante, ossia via Condotti (la boutique storica), un brand considerato la sua immagine sempiterna di stile e bellezza. Proprio a quel Bulgari-Roma del 1975, in occasione del suo quarantennale, la Casa ne ha proposto una rivisitazione, riprendendone i tratti distintivi, e soprattutto, oltre all’incisione sulla lunetta, la sezione orizzontale cilindrica della cassa. L’amore di Bulgari per la sua città, poi, si è manifestato an- che con iniziative extra-orologiere, prima fra tutte, il restauro della scalinata di Trinità dei Monti, finanziato con ben 1,5 milioni di euro e, dopo un anno di lavoro, presentato ai romani e al mondo intero, il 22 settembre 2016. Babin ha sempre sottolineato che il design degli orologi maschili della Maison è fortemente radicato alla storia, all’architettura e, più in generale, all’estetica della città di Roma. Un esempio chiarissimo è costituito dalla forma della cassa Octo, lanciata nel 2012 e direttamente ispirata dai lacunari ottogonali, ancora ben visibili sulle volte a botte delle nicchie laterali la navata centrale della Basilica di Massenzio, rimaste ancora erette dopo oltre 1.700 anni. Lì, nel centro monumentale di Roma, sul colle della Velia, raccordo tra Palatino ed Esquilino, Fabrizio Buonamassa, Direttore Creativo della Divisione Orologiera della Casa, ha colto lo spunto per tratteggiare e definire le 110 sfaccettature di Octo, trovandone la sintesi armonica con la circolarità della lunetta. Un lavoro lungo e straordinariamente complesso che, evidentemente, ha imposto al pubblico ed agli appassionati del marchio romano, abituati ad un imprinting essenziale, puro e, di fatto, minimalista, una fase di metabolizzazione, per certi versi, ancora in essere, per far proprio uno stilema inconsueto.

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Octo Finissimo Tourbillon Skeleton

L’intento di Bulgari era quello di creare un “maschile” potente, unico, espressivo della contemporaneità del brand e nuovo riferimento stilistico sul quale costruire le generazioni di modelli per uomo a venire. Le nebbie su tale disegno strategico si sono diradate negli anni successivi la presentazione di Octo, divenuta una famiglia vera e propria, strutturata su quattro pilastri: i classici Solotempo, i cronografi Velocissimo, gli ultrapiatti Finissimo e le varianti Finissimo complicate (ricordiamo il Tourbillon e il Minute Repeater). Sostiene con orgoglio Terreni: “L’Octo è un prodotto complesso e, difficilmente, determina amore a prima vista. Non si finisce mai di scoprirlo, il che è parte della sua bellezza e della sua longevità. Octo ha una potenza creativa che io, personalmente, adoro. E’ dal 2013 che lo porto al polso e non lo cambio. Si presta, poi, ad essere declinato in molte versioni. Certo, c’è chi vede, ad esempio, nella larghezza del cinturino, che ha una sua iconicità, un limite al suo indosso, e bisogna avere una certa personalità e un certo polso per portarlo. Octo, oggi, ed è una soddisfazione, costituisce quasi il 50% del fatturato del pro- dotto maschile Bulgari, un risultato raggiunto in soli quattro anni di presenza sul mercato. E’ cresciuto moltissimo negli ultimi due anni e, sinceramente, al momento del lancio, i risultati non facevano presagire una simile esplosione. Ha preso il volo due anni fa con l’arrivo del Finissimo, del Chrono, attraverso la partnership con gli All Blacks, con tutte quelle declinazioni che hanno contribuito a rendere l’assortimento Octo più appetibile per il cliente finale, com- presa la Ripetizione Minuti.” In tutto questo, il tarlo della semplicità e della “quintessenza” estetico-grafica ha imposto a Bulgari uno step back interpretativo di Octo, aggiungendo il “quinto elemento” alla suddetta famiglia ed intitolandolo, ancora una volta e inevitabilmente, a Roma: e non è stata un’operazione facile per Buonamassa. Ci ha confidato Fabrizio: “Con l’Octo Roma abbiamo voluto dare un’immagine più dressy, più portabile, più formale, più sofisticata. Si è trattato di un lavoro molto delicato, che è durato qualche anno e svariati prototipi. Come sai, l’intento era quello di togliere quell’asse intermedio fra il gruppo strutturale della lunetta, iscritta in un anello ottagonale, e le anse, al fine di alleggerirlo e ridurre in modo consistente le sfaccettature. Di fatto, il suddetto gruppo strutturale della lunetta è rimasto identico, ma l’inclinazione della stessa prosegue, senza sfaccettature intermedie, sulla direttrice delle anse a 45°, facendole derivare direttamente dal pieno della carrure. Inoltre, abbiamo eliminato la faccetta al 6 e al 12 necessaria per l’integrazione del cinturino/bracciale sull’impianto originario di Octo, generando delle anse più chiuse sull’asse inclinato e, conseguentemente, più vicine. In questo modo, abbiamo potuto rendere il cinturino più stretto e più sottile, più armonizzabile con il polso. Di fatto, in sintesi, se si pone una cassa Octo vicina ad una Octo Roma, della medesima misura, la prima appare decisamente più grande, mentre la seconda rende assoluta protagonista la lunetta composita, esaltando l’essenzialità del design Octo, ma senza perdere in identificabilità”. Dunque, l’obiettivo del nuovo Octo Roma, è di mantenere la forza intrinseca della collezione, alleggerendone la complessità e rendendola più “morbida” al polso. La semplificazione della cassa da 41 mm si percepisce immediatamente al primo sguardo e, pur non riuscendo con assoluta precisione a verificare la riduzione delle sfaccettature, dalle 110 dell’Octo Solotempo alle 58 dell’Octo Roma, non si fa fatica a cogliere il posizionamento della lunetta circolare sulla componente ottagonale adattata sulla carrure modificata, a seguirne con assoluta precisione il profilo sugli otto lati, senza aggiunta di estensioni ulteriori sui quattro angoli.

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Octo Ultranero in acciaio trattato DLC

Un’operazione che ha accentuato l’integrazione del cinturino sulla cassa, in virtù di una larghezza funzionale di 32,5 mm, tale da garantire un confortevole abbraccio sul polso. Anche il fondello è cambiato, passando da una conformazione ottagonale a sviluppo tridimensionale, ad una piatta circolare con tagli superiore ed inferiore (sempre con oblò interno in vetro zaffiro), passando da 8 a 4 viti di fissaggio. Va citato anche il nuovo bracciale costruito su maglie ad “U” a sviluppo orizzontale, satinate con placca di raccordo interna lucida. Aggiunge Buonamassa: “Sul bracciale siamo intervenuti in modo totale, anche se non sembra così chiaro. In particolare, la parte centrale lucida interna alla maglia ad “U”, l’abbiamo inclinata ed internalizzata maggiormente”. Dotato del calibro BVL 191 Solotempo, meccanico a carica automatica (26 rubini, 28.800 alternanze/ora, 42 ore di riserva di carica, massa oscillante bidirezionale montata su cuscinetti a sfere, dispositivo stop-seconds, ponte passante avvitato del bilanciere, finiture a Côtes de Genève e ad Anglage su ponti e rotore, e Sablage per la platina), l’Octo Roma è disponibile in cinque versioni, con tre varianti di quadrante, ossia argenté mat, marrone soleil e laccato nero, con cassa in acciaio, acciaio/oro rosa e oro rosa, e con bracciale o cinturino. L’impegno sui “pillars” della collezione Octo non si è concluso con il Roma, in questa fase di avvicinamento alla Fiera di Basilea, ma ha investito anche quel capolavoro ultrapiatto chiamato Octo Finissimo Tourbillon, dotato del più sottile movimento con tourbillon al mondo, il calibro manuale BVL 268, alto soli 1,95 mm: la Maison ha voluto mostrarlo agli occhi degli appassionati in tutta la sua disarmante semplicità, scheletrandolo. Una simile operazione consente di apprezzare meglio un’architettura tecnica costruita su 253 parti, 13 rubini e ben otto dispositivi su cuscinetti a sfere, funzionali a ridurre lo spessore, incrementando l’efficacia meccanica. In particolare, il bilanciere, a regolazione inerziale su 8 masselottes, oscilla a 21.600 alternanze/ora e la gabbia del tourbillon è montata su di un meccanismo a cuscinetti a sfere in ceramica “guidato” dall’esterno. Il bariletto è stabilizzato e ruotante in virtù di tre sistemi di cuscinetti a sfere, il che consente di raddoppiare la lunghezza della molla, a brida slittante, e di raggiungere una riserva di carica di 62 ore (un risultato eccezionale per un movimento simile, ulteriormente incrementativo rispetto alle 55 ore dell’Octo Finissimo Tourbillon non squelette): i ruotismi sono satinati, mentre i ponti scheletrati sono trattati DLC. La cassa da 40 mm dell’Octo Finissimo Tourbillon rimane in platino, con corona definita da una placca in ceramica sulla sommità esterna.

Guido Terreni, ha tenuto a precisare: “La serie Finissimo di Octo ha aggiunto ad una cassa virile, un aspetto espressivo inatteso, definendo un oggetto ‘fuori dal coro’, come amiamo fare in Bulgari. Non vogliamo essere compassati come nella migliore tradizione elvetica, ma desideriamo perseguire la ricerca del bello, dell’originalità. Finissimo sublima un bisogno tecnico ed estetico allo stesso tempo, quello di esprimere uno stile squisitamente italiano.” La differenziazione di Octo non si è, comunque, espressa solo sotto il profilo strutturale o delle complicazioni, ma ha toccato anche l’interpretazione cromatica, l’aggressività e, di conseguenza, la lavorazione e la ricerca sui materiali. In tale contesto, un’esecuzione recente è l’Octo Ultranero, automatico, dotato del movimento di manifattura BVL 193, con due bariletti e 50 ore di riserva di carica, proposto in acciaio lucido e satinato, soggetto a trattamento DLC (Diamond Like Carbon). Una soluzione scientificamente studiata, come ci conferma Terreni: “I materiali li scegliamo sempre in funzione della destinazione d’uso dell’orologio. Ad esempio, il titanio sabbiato è una scelta estetica, ma anche tecnica per l’Octo Finissimo Ripetizione Minuti, perché ne amplifica eccezionalmente la risonanza. Non vogliamo essere semplicemente decorativi, così, abbiamo destinato la ceramica, al Serpenti, non per il semplice gusto di farlo, ma perché volevamo dare all’orologio un piglio più grintoso e aggressivo nel connubio tra oro e bianco o nero della ceramica. Stesso discorso vale per l’uomo. Sull’Octo Ultranero non abbiamo impiegato la ceramica perché avrebbe dato luogo ad un risultato banale e già visto, mentre il trattamento DLC, ci ha consentito di ottenere una cromia antracite scurissima, e di lavorarla con raffinate finiture satinate o lucide.”

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Lucea Fasi di Luna, nelle versioni in oro bianco con diamanti su lunetta (45 – 1,45 ct) e maglia d’aggancio del cinturino, e in oro rosa, da 36 mm

 

Aggiornamenti recenti, ovviamente, hanno riguardato anche le collezioni femminili più rappresentative quali Lucea e Serpenti. La prima è stata integrata con versioni da 28 e 33 mm, in acciaio e in acciaio/oro, quest’ultima ad esaltare il particolare bracciale, le cui maglie individuano le squame di serpente “invertite”. Un dettaglio questo su cui Terreni ha voluto osservare: “Lucea è uno di quelle soluzioni stilistiche, in cui emerge il concept dell’heritage gioielliero di Bulgari, poiché, volendo realizzare un orologio rotondo senza il logo, da portare tutti i giorni, siamo partiti proprio dal bracciale “femminile” più iconico di cui potevamo disporre, quello d’alta gioielleria di Serpenti, reinterpretandolo per un oggetto quotidiano. E’ un plus che abbiamo solo noi. In questo modo, non abbiamo snaturato il nostro messaggio, mantenendo la nostra riconoscibilità nei confronti di un pubblico femminile assolutamente consolidato.” Lucea ha accolto anche la versione con indicazione delle fasi di luna, in oro rosa o bianco, su cassa da 36 mm, rendendo assoluta protagonista l’indicazione, a cui è riservato un ampio ritaglio del quadrante in madreperla, nel semicerchio superiore, facendo scorrere i 29 giorni e 44 minuti del ciclo lunare su fondo in avventurina (versioni in oro bianco) o rubino (oro rosa); non mancano, evidentemente, versioni con brillanti sulla lunetta e sull’aggancio del cinturino in coccodrillo. Infine, la collezione Serpenti ha beneficiato di declinazioni ad effetto, denominate Spiga, Tubogas e Seduttori, con le prime ad esaltare, come ha evidenziato Terreni, il privilegiato rapporto tra ceramica e oro, mentre le seconde arrivano a vestire di cinque giri di spire in acciaio il polso femminile con accattivanti quadranti neri e bordeaux e, le terze, manifestazione dello straordinario talento gioielliero di Bulgari, in forma di bangle, fanno sfoggio del mix & match di pietre preziose, con la bocca del serpente che si apre (coperchio incernierato), a visualizzare il quadrante in pavé di brillanti.

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