Panerai, dal marchio alla manifattura

Il Gruppo Richemont e il CEO Angelo Bonati autori della trasformazione

05 agosto 2016
OFFICINE PANERAI CEO - MR. ANGELO BONATI

OFFICINE PANERAI CEO – MR. ANGELO BONATI

Nel marzo del 1997, nella sede della Panerai avviene l’incontro tra Dino Zei e Bruno Latini, per l’azienda toscana e Joseph Kanoui e Franco Cologni per il Gruppo Vendôme (che sarebbe, poi, divenuto Richemont). Motivo dell’incontro è la cessione al Gruppo del lusso del magnate Johann Rupert del marchio “Officine Panerai”, della documentazione tecnica, dei brevetti, delle giacenze di magazzino del settore orologi (componenti e movimenti compresi), unitamente a tutto ciò che riguarda la produzione e le giacenze di bussole e profondimetri da polso e di torce subacquee.  Da quel momento, in poco meno di vent’anni, il

 

hanno trasformato un orologio, in un marchio e, poi, in una manifattura.             

Nel 1997, quando Richemont avviò la procedura per l’acquisizione del marchio Panerai, con annessi e connessi, come accennato nel sommario, si trova di fronte ad un’azienda che, fino a quel momento, in poco meno di 60 anni dalla realizzazione del primo modello da polso per la Regia Marina Italiana, ha prodotto circa 300 esemplari. Dunque, è sostanzialmente inesistente, nel panorama orologiero internazionale e nota solo ad appassionati e collezionisti di orologeria militare. L’impresa è titanica ma Angelo Bonati, allora responsabile della distribuzione di Cartier in Italia, sostenuto da Franco Cologni, prende in mano le redini delle operazioni e senza perdere tempo studia le azioni da porre in essere nell’immediato. Come il CEO ama ricordare, “allora Panerai non era un marchio, ma semplicemente un orologio. Dietro ad esso vi era una straordinaria storia di valori e di eroiche imprese di militari italiani durante la Seconda Guerra Mondiale”. E, allora, Bonati, punta sulla riconoscibilità della cassa e, dato che i contenuti tecnici non sono all’altezza, investe subito sulla creazione dei presupposti per lo sviluppo di movimenti di alta qualità. Come noto, un movimento orologiero haut-de-gamme non si definisce dall’oggi al domani e, dato che non si poteva aspettare il tempo necessario per mettere in pista il brand, Bonati, nel 1998, utilizza 60 movimenti Rolex nuovi disponibili in magazzino e li monta su di una replica della cassa Radiomir da 47 mm (ref. PAM 00021), mettendoli in vendita ad un prezzo assai elevato: in due settimane la serie limitata è sold out e la referenza diventa subito un pezzo da collezione. Sempre in quell’anno è la volta del Luminor Marina Militare in 200 esemplari (ref. PAM 00036), con riserva di carica di 8 giorni e sistema di bloccaggio della corona di carica. Nel contempo, va avanti il progetto manifatturiero e, nel 2002, vede la luce la prima fabbrica Panerai a Neuchâtel, occasione per annunciare ufficialmente anche l’avvio della progettazione del primo calibro Panerai in-house, il P.2002 a carica manuale (247 componenti per una riserva di  carica di 8 giorni, in omaggio ai precedenti movimenti Angelus ospitati dai modelli da collezione Panerai): il meccanismo è sottoposto a test severi per ben due anni, perché soddisfi gli standard di qualità che si è imposta Panerai e, di pari passo, viene creata una versione rinnovata della cassa Radiomir, da 45 mm, ma con le stesse anse a filo della precedente e una reinterpretazione dei quadranti a sandwich con indici luminescenti. Tutto è pronto, quindi, nel 2005 per l’esordio del Radiomir 8 Days GMT Hand-Wound, in serie limitata a 200 esemplari (ref. PAM 00200). E’ solo l’inizio: nel 2007 Bonati annuncia la presentazione di altri tre calibri, tutti complicati. Ecco, da quel momento il processo d’integrazione manifatturiera di Panerai ha straordinariamente bruciato le tappe e, a quei 4 movimenti, se ne sono aggiunti un’altra ventina (non contando le varianti squelette). E, dato che nulla s’improvvisa, nel 2014 ha visto la luce la nuova manifattura Panerai, a Pierre-à-Bot sulle alture di Neuchâtel, su di una superficie di 10.000 mq, in cui hanno trovato spazio, oltre alle linee di produzione, la prototipazione, l’assemblaggio e il controllo di qualità. Si tratta di un edificio a impatto “zero”, in termini di produzione di anidride carbonica, dato l’impiego di energia elettrica completamente rinnovabile, recupero e riciclo delle risorse.

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Nuova manifattura Panerai a Neuchâtel, inaugurata nel 2014

Novità significative

Radiomir Firenze 3 Days, in acciaio da 47 mm, meccanico manuale. E’ inciso sulla cassa secondo l’antica tecnica “a sparsello” e, sul quadrante, al laser, a riprodurre i motivi ispirati all’iconografia fiorentina, come il giglio

Ci sono dei momenti nella propria storia in cui bisogna fermarsi, guardare al proprio passato e lanciarsi verso il futuro. Angelo Bonati, CEO di Panerai, ha voluto farlo lo scorso 18 maggio, a Firenze: ci riferiamo alla mostra “Dive into time”, svoltasi fino al 21 dello stesso mese nella cripta dell’ex chiesa di San Pancrazio, sede del Museo Marino Marini, nelle viscere della meravigliosa capitale toscana, lì ove affondano le radici dell’eccellenza artistico-culturale italiana. E non poteva essere diversamente, per un’azienda nata tra il 1850 e il 1860, all’ombra di Santa Maria del Fiore. Un’immersione nel tempo che, partendo dagli anni pionieristici dell’orologeria da polso e della collaborazione con la Regia Marina avviata tra il 1910 e il 1915, ha ripercorso un’epopea di scoperte, imprese ed eroi che indossarono sopra le mute subacquee i profondimetri e le bussole Panerai ed utilizzarono le torce e  le mire radio-luminose per il lancio notturno dei siluri, fino ai primi celeberrimi orologi Radiomir della fine degli anni ’30, dalla caratteristica cassa “a cuscino” dotati di movimenti Rolex da 16’’’. Una storia che, a partire dal 1997, come accennato nell’introduzione di questo articolo, dopo circa 60 anni in cui l’azienda realizzò solo qualche centinaio di pezzi, il Gruppo Richemont, in poco meno di un ventennio, ha saputo trasformare in una piccola-grande leggenda, un’icona dell’orologio sportivo-elegante di altissima qualità. E così, davanti agli occhi del visitatore si sono materializzati i modelli Radiomir, Radiomir 1940, Luminor, Luminor 1950, i 26 movimenti di manifattura prodotti negli stabilimenti di Neuchâtel, per concludere con assolute novità, ossia la nuova collezione Luminor Due, il Radiomir 1940 Minute Repeater Carillon, l’orologio più complicato mai realizzato da Panerai, oggetto di diverse richieste di brevetto, i Radiomir Firenze, incisi sulla cassa secondo l’antica tecnica “a sparsello”, a riprodurre i motivi ispirati all’iconografia fiorentina e, infine, i Luminor Marina 1950 3 Days Automatic con nuovo movimento di manifattura. Nello specifico, nei Luminor Due 3 Days, ispirati dalla cassa del Luminor 1950, declinati nel manuale e nell’automatico, lo spessore è stato ridotto, in entrambi, del 40%: 10,5 mm per il primo, 10,7 mm per il secondo. Il manuale, da 42 mm, impiega il calibro P.1000 (P.1000/10 nella variante scheletrata), mentre l’automatico da 45 mm è animato dal calibro P.4000 (P.4000/10 nella versione scheletrata, con micro-rotore in oro a 22 carati), entrambi proposti in acciaio o in oro rosso, con visualizzazione dei piccoli secondi al 9 e riserva di carica di 72 ore. Con il Radiomir 1940 Minute Repeater Carillon Tourbillon GMT  da 49 mm, in oro rosso, Panerai si è voluta misurare con la complicazione più ricercata, abbinandovi tourbillon e secondo fuso orario, e lo ha fatto da par suo (l’orologio è disponibile su richiesta dei clienti). Infatti, il nuovo calibro P.2005/MR, manuale e scheletrato, dispone di una suoneria a carillon, attivata dal pulsante all’8 e distribuita su tre timbri: ore (tono basso e un rintocco), dieci minuti – e non classicamente i quarti – (tre rintocchi), minuti (tono alto, un rintocco). E non è finita, perché vi è la possibilità di attivare la funzione di ripetizione sia per l’ora locale sia per un secondo fuso orario (selezionabili mediante pulsante coassiale alla corona), visualizzato sul quadrante dalla lancetta centrale a freccia e dall’indicazione am/pm sul contatore al 3. La gabbia del regolatore a tourbillon, prerogativa di Panerai, ruota lungo un asse perpendicolare e non parallelo a quello del bilanciere, in 30 secondi (i piccoli secondi sono indicati al 9): la riserva di marcia di 4 giorni è indicata lato fondello. Nel Radiomir Firenze 3 Days Acciaio da 47 mm, in esclusiva per la boutique fiorentina della Casa, sia la cassa che il movimento manuale, calibro P.3000/F, sono incisi a riprendere storici motivi fiorentini, come il giglio, alternati a tratti geometrici, creando affascinanti contrasti di chiaro e scuro. Infine, con il Luminor Marina 1950 3 Days Automatic, Panerai ha fatto esordire il nuovo calibro automatico P.9010 e, grazie all’impiego di questo movimento, ha ridotto lo spessore della  cassa in acciaio sia nelle versioni da 42 mm (13,2 mm) che da 44 mm (15,6 mm), Sei le varianti realizzate: due da 42 mm (quadrate bianco e nero) e tre da 44 mm (quadrante bianco, nero e nero sia con indici a barretta alternati a numeri arabi, che con numeri arabi), a cui si aggiunge quella in CarbotechTM .   

Un tecnico impegnato nella regolazione del nuovo calibro manuale di manifattura P.2005/MR, adattato sul Radiomir 1940 Minute Repeater Carillon Tourbillon GMT da 49 mm

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