Bulgari: l’altrà metà del cielo

Bulgari e la donna, un amore sbocciato all’inizio del XX secolo e mai venuto meno, anzi rafforzato, anno dopo anno, in virtù di dimostrazioni straordinarie di gusto e stile inimitabili da parte del gioielliere romano, ripagate da altrettante manifestazioni di affetto a parte di tutte coloro che hanno avuto d hanno oggi la fortuna d’indossare un gioiello della Casa. Il nostro racconto, per immagini (tante) e parole (poche), vuol ripercorrere sinteticamente l’avventura orologiera di Bulgari destinata all’altra metà del cielo. Un modo per ricordare quanto il design di Bulgari abbia informato quello di ogni epoca, “ascoltandola”, recependone i segnali ed interpretandoli in un modo unico, connotato, inconfondibile, mai urlato, per mettere la donna sempre a suo agio prima con se stessa, e poi, con gli occhi che la guardano.

13 marzo 2016
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I primi esemplari e disegni di orologi Bulgari risalgono agli anni ’20. Fu un periodo di grande successo, in cui, presso il negozio romano in via dei Condotti 10b-c, i gioielli cominciarono ad essere predominanti rispetto agli argenti. Giorgio, figlio di Sotirio, ormai padroneggiava il linguaggio del disegno contemporaneo ed era prossima la grande affermazione dell’Art Déco: tratti lineari, stilizzazione degli elementi decorativi d’ispirazione naturalistica. Si trattava, in riferimento alla signora, di orologi da polso montati con i movimenti costruiti dai più famosi orologiai; chiaro che protagonista era l’estetica e l’ornamento prezioso, e la realizzazione avveniva per la maggior parte dei casi in Francia.  Negli anni’40, le rigide forme geometriche furono sostituite da disegni più morbidi; l’oro nelle sue diverse tonalità di colore, sostituì il platino tempestato di diamanti. In particolare si affermò l’oro giallo, ma l’elemento che caratterizzò l’orologio femminile di Bulgari in quel periodo fu senz’altro la forma del serpente. I primi esemplari avevano la forma stilizzata di un serpente le cui spire, realizzate in tubogas o in maglia intrecciata d’oro, si avvolgevano attorno al polso. A evocare la testa del serpente, la cassa e il quadrante, generalmente di forma rettangolare o quadrata, erano posti a vista a un’estremità.

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Negli anni successivi, questa tipologia di orologi continuò ad essere realizzata in versioni sempre più varie e interessanti, esplorando tutte le forme possibili di casse e quadranti: rotondi, quadrati, ottagonali, a goccia, a cuscino, con o senza lunette in diamanti. La cassa era applicata all’estremità e, a volte, al centro del bracciale in tubogas, in acciaio o in acciaio brunito, oppure in una combinazione di oro e acciaio. I movimenti erano sempre di qualità – Audemars Piguet, Jaeger-LeCoultre, Movado e Vacheron Constantin – solitamente personalizzati per Bulgari. Nel corso degli anni ’50 si segnalò un trionfo del colore e Bulgari, in tema di pietre preziose si allontanò dalla triade smeraldi, rubini e zaffiri abbinati esclusivamente ai diamanti, per avviare combinazioni più semplici e, via via, più ardite, ricercando nuovi effetti cromatici; in quanto alle forma, la Casa predilesse sagome compatte ed arrotondate, caratterizzate da una certa tridimensionalità e volume, associate, quasi sempre, all’oro giallo. Tornando al “serpente”, negli anni ’60 apparvero i primi modelli in cui il rettile veniva interpretato in modo più realistico, ricollegandosi così, più esplicitamente ad una tradizione antica. Infatti, nelle civiltà delle antichità, il serpente, simbolo di saggezza, vita ed eternità, è altresì una presenza costante nella gioielleria, avendo una duplice funzione, ornamentale ed apotropaica.

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In Europa, venne reintrodotto nella gioielleria solo a metà dell’800, dopo la sua scomparsa nel Medioevo e, nel XX secolo, Bulgari fu sicuramente tra i gioiellieri che riproposero con successo il tema millenario di questo rettile, riproponendolo in un orologio. Il corpo degli orologi-serpente era formato da molti elementi separati che richiamavano le squame del rettile, la cui manifattura era estremamente elaborata: si trattava di parti realizzate a mano, a partire da una lastra d’oro, fissate l’una all’altra con perni anch’essi in oro. All’interno, una molla in oro bianco rendeva possibile la straordinaria e realistica flessibilità. Sempre nella testa si celava la cassa dell’orologio, mentre il quadrante era visibile grazie a un coperchio incernierato nella parte superiore o centrale della testa. I primi esemplari degli anni ’60 erano in oro giallo, poi, successivamente, si aggiunsero sempre più diamanti e decori in smalti policromi, con lunghezze dei bracciali variabili, riuscendo ad avvolgere, in più volute, il polso.

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Gli anni ’70 furono anni di sperimentazione, di provocazione e di speranze, di angolosità ed elementi naturalistici, di forme ovali e di design a catena che sfociarono nella famosissima gourmet. Bulgari sviluppò fortemente la tecnica Tubogas – per orologi, bracciali, collane ed anelli – nome ispirato alla particolare forma delle condutture del gas degli anni ’20 e ai decorativi collettori laterali di scarico di alcuni modelli di macchine sportive particolarmente prestigiose. Si trattava di fasce flessibili, senza saldature, la cui realizzazione richiedeva ore di lavoro e consisteva nell’avvolgere due lunghi nastri d’oro dai bordi rialzati attorno ad un’anima di legno o di rame in modo che i bordi, incastrandosi l’uno nell’altro assicurassero la tenuta del nastro senza richiedere saldatura: l’anima veniva, poi, sfilata o disciolta nell’acido in un secondo momento. La flessibilità di queste fasce metalliche, davvero notevole, consentiva anche quattro/cinque giri di tubogas sovrapposti l’uno all’altro. Nel corso degli anni ’70 all’oro giallo  e rosso venne abbinato l’acciaio: un azzardo data la poca malleabilità di questo metallo ed il suo alto punto di fusione rispetto all’oro. Tale fu la difficoltà di lavorarlo secondo la tecnica “tubogas”, che i prodotti in acciaio divennero più costosi di quelli in oro.   AB_ 462

Negli anni ’80 con l’introduzione della gioielleria modulare, Bulgari trovò un efficace adattamento all’orologio con la collezione Parentesi, dall’imprinting decorativo e facilmente riconoscibile, e, poi, ancora con l’Alveare, l’Antalia (1990, bracciale rigido). Mentre negli anni ’90, con un ritorno verso temi naturalistici, Bulgari si segnalò con l’orologio “Farfalla” e vi aggiunse il Trika (1995, orologio-bracciale per donna con quadrante rettangolare e motivo decorativo circolare, caratterizzato da un bracciale lavorato a intreccio e flessibile, predisposto per i più diversi interventi preziosi).

Avviandoci verso i tempi moderni, da segnalare l’Astrale,  prezioso segnatempo, che prende il suo nome dal magico mondo delle costellazioni, dove la perfezione del cerchio è arricchita dalla luce dei diamanti e da una varietà di pietre preziose colorate dal taglio e dimensioni diverse. Da non dimenticare, ancora, l’orologio B.zero1, caratterizzato dall’inconfondibile cassa a spirale, che si sviluppa in verticale e richiama la forma dell’omonimo anello B.zero1: la cassa racchiude un quadrante in madreperla a cui è abbinato un cinturino in pelle lucida disponibile in diversi colori, o, in alternativa con un bracciale in metallo o caucciù.

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In questi ultimi due anni, Bulgari è decisamente venuta incontro alle continue esigenze di cambiamento dell’universo femminile, dinamico ed estroverso, attraverso le iconiche collezioni Serpenti, Catene, ma anche Bulgari-Bulgari (con eccezionali quadranti costruiti secondo tecniche sopraffine come l’intarsio, fino ad arrivare a modelli complicati), e ancora Diva (assoluta esclusività, esercizio d’incastonatura e sfavillio di cromie, senza rientrare in schemi estetici prestabiliti). A chiudere il cerchio, ecco l’ultima collezione lanciata, Lucea,  un “segno” femminile innovativo, finalizzato a  radicarsi nella marca. Con il suo richiamo alla meridiana, unisce storia e modernità, combinando funzionalità e design. Essa perpetua con forza discreta i codici della gioielleria cari a Bulgari, per giocare con una semplicità sofisticata, realizzando così uno degli esercizi creativi forse tra i più difficili.

 

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