La nobile arte dell’Orologiaio

Quello dell'Orologiaio può, a tutti gli effetti, definirsi un “Mestiere d'Arte”, considerato fra i più antichi e prestigiosi. Fonde da sempre tecnologia, scienza e senso artistico. Chi pratica questa professione si riporta saldamente alla tradizione, ma accetta senza remore e timori l'evoluzione inevitabile imposta dallo scorrere del “Tempo”.

19 dicembre 2015

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La figura dell’Orologiaio nasce contestualmente alle origini ed allo sviluppo dell’orologio meccanico, ovvero nei primi secoli del Medioevo, intorno al 1300. Nel periodo precedente, infatti, la misura del tempo avveniva seguendo l’alternarsi dei cicli atmosferici regolati dal Sole, dalla Luna e da altri astri e gli strumenti in grado di riportare i dati sul tempo trascorso non avevano meccanismi complicati, vedi le Meridiane: anche i loro costruttori seppur di mente geniale, in virtù dei raffinati calcoli da eseguire per renderli efficienti e corretti, non dovevano però cimentarsi con ingranaggi, molle, pesi e leveraggi particolari.

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Agli albori di questa professione, l’orologiaio si confrontava con macchinari di notevoli dimensioni,  i cui componenti venivano forgiati in officine derivate direttamente da quelle dei fabbri. Spesso erano allestite nei pressi dell’edificio dove in seguito si sarebbe collocato l’orologio, risolvendo così il non semplice problema del trasporto: Parliamo di macchinari dal peso di molte centinaia di chili, in cui il concetto di meccanica “fine” era ancora molto lontano.

L’inarrestabile processo di sviluppo e divulgazione delle macchine segnatempo era cominciato – il fenomeno avviene quasi contemporaneamente in tutta Europa -, partendo dai centri più sviluppati per estendersi, progressivamente, fino ai paesini più remoti. Cominciarono le istallazioni di orologi all’interno degli edifici più grandi e visibili affinché tutti ne potessero usufruire.

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A testimonianza di questo non è raro, visitando antichi Borghi, trovarne, ahimè anche solamente i resti non funzionanti oppure le tracce degli alvei di alloggiamento, sulle facciate dei palazzi storici e delle torri campanarie. Parallelamente anche la nuova categoria di artigiani , gli Orologiai, si sviluppò e si diversificò: il loro impiego non riguardava elusivamente l’esecuzione dell’opera ma anche tutte le cure di costante manutenzione. Anzi, con il passare del tempo diventò sempre più marcata la divisione tra i costruttori ed i manutentori.

Un altro aspetto molto interessante ma poco divulgato, riguarda la complessità degli utensili adoperati da questi tecnici, i quali, vista la complessità del lavoro a cui erano dedicati, spesso dovevano essere inventati e realizzati per l’occasione: questo testimonia quanta genialità e  passione venivano dedicate da chi intraprendeva tale professione. E, poi, la  soluzione di tali problematiche era così importante da richiedere la massima segretezza: elemento che costituì una delle principali motivazioni della nascita in tutta Europa di Associazioni “Corporative”, le cui regole imposte agli adepti  erano rigide, con pene anche molto severe , specialmente nei confronti di chi tradiva divulgando scoperte o segreti di lavorazione.

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Bisogna tener ben presente che raccontiamo di epoche in cui gli Orologiai non disponevano di corrente elettrica, né tanto meno di utensili alimentati da quest’ultima. Neanche  la più fervida fantasia poteva immaginare, allora, l’utilizzo di computer e sofisticati “software” per la realizzazione di ingranaggi, eppure personaggi, per citarne alcuni, come l’Italiano Giovanni Dondi (1330-1388), creatore del famoso “Astrario”, ovvero l’orologio astronomico in grado non solo di indicare l’ora ma anche il moto del Sole, della Luna e di altri cinque Pianeti, oppure il francese Antide Janvier,  disponevano unicamente di carta, inchiostro e del loro  grande genio.

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Tempi moderni

Nel panorama del mondo artigiano, l’Orologiaio è sicuramente una figura molto particolare, come inizialmente accennato. Nella sua evoluzione  non ha mai abbandonato la cultura e la tecnica del passato, indispensabile per il restauro e la riparazione di antichi orologi. Le modalità di lavoro che in molte forme di artigianato divengono con il tempo obsolete e sono quindi sostituite, nel caso dei segnatempo si mantengono, si recuperano da vecchi manuali, si tramandano e se ne fa quindi tesoro, pronte ad essere impiegate nel recupero di antichi orologi.

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Contemporaneamente, vengono però affiancate dalla miglior tecnologia disponibile al momento, poiché l’evoluzione ed il miglioramento dei macchinari di supporto non si è mai arrestato. L’Orologiaio si confronta quotidianamente con i nuovi prodotti che di anno in anno  vengono immessi sul mercato. L’antica bottega si è trasformata in un laboratorio moderno ed attrezzato con strumenti di elevata qualità, in grado di effettuare diagnostiche o prove di riscontro della riuscita dell’intervento praticato. Ovviamente, tutta questa tecnologia non opera da sola ma deve essere sapientemente gestita. Questo implica una seria ed impegnata preparazione da parte dell’Orologiaio il quale, oggi più che mai, deve conoscere materie come la Fisica, l’Elettronica, la Chimica. Anche l’Informatica comincia ad imporre la sua presenza in questo settore: i torni, ma soprattutto le fresatrici CNC, una volta appannaggio solo di grosse aziende, trovano un ottima collocazione anche in un laboratorio di orologi. Il collegamento di queste apparecchiature  direttamente con un computer, consente sia la progettazione che l’esecuzione di componenti per orologeria e, in un prossimo futuro, renderà l’Orologiaio, almeno in parte, più indipendente dal “pezzo” di ricambio sempre meno distribuito.

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Affinità elettive

La persona che intende avvicinarsi all’orologeria di laboratorio come attività, deve abbracciare questa “Filosofia” di metodo e, inoltre, presentare delle attitudini personali ben precise, quale, in particolare, la pazienza nel manipolare componenti molto piccoli, ripetendo instancabilmente più volte la stessa manovra, fino al raggiungimento della perfezione. E, poi, la curiosità di capire incastri e trasmissioni di moto attraverso gli ingranaggi, la padronanza e la freddezza nel maneggiare utensili di precisione sapendo di eseguire operazioni che, a volte, non prevedono l’errore ed una seconda possibilità. L’orologiaio si muove in un “microcosmo” di utensili e parti di orologio, compresi in uno spazio di una novantina di centimetri per sessanta, il “Banchetto”: è qui che svolge gran parte del suo lavoro ed è qui che gli orologi tornano a funzionare nel modo corretto. Il risultato non avviene per strane alchimie, ma è frutto di svariati anni di preparazione e costanti aggiornamenti.

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Chi porta a termine l’impresa ha davanti a sé, sicuramente, un lavoro mai noioso, perché basato sul confronto  con una macchina sempre pronta ad elargire nuovi sviluppi e proiettarsi su impensabili orizzonti: l’Orologio. Grande rilievo, quindi, va assolutamente dato al sistema di Informazione e di Formazione, riguardanti questa speciale professione, pena il mancato rinnovo generazionale, che porterebbe ad inevitabili conseguenze. Come ben sa chi legge questa rivista, La Clessidra svolge egregiamente tale importante compito, seguendo  dal lontano 1945 il mondo degli Orologiai, attraverso la realizzazione di articoli che spaziano su tutte le argomentazioni inerenti quest’arte: dall’Economia alla Storia, dalla Tecnica alla Moda, compresi ovviamente anche i canali  formativi, con l’elenco, purtroppo assai ridotto, ed i riferimenti delle Scuole di Orologeria distribuite sul territorio Italiano.

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Mi è spesso capitato, partecipando ad eventi relativi al futuro dei giovani,  osservare il più completo stupore ed un grande interesse nel venire a conoscenza di questa attività, fino a quel momento totalmente ignorata. E’ la conferma che i canali divulgativi attuali sono insufficienti, mentre le potenzialità  nel mondo lavorativo sono notevoli, poiché  la carenza di personale specializzato è avvertita  un po’ ovunque, sia in Italia che all’estero.

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