Maristella e Chiara Pisa

19 dicembre 2015
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Pisa Orologeria si appresta ad aprire la nuova, imponente, struttura multimarca in Via Verri, a Milano. Una dimostrazione di passione e amore per l’Alta Orologeria, sostenuti e veicolati dal Direttore Generale, Chiara Pisa, e dal Presidente, sua madre Maristella. In un contesto distributivo in grande evoluzione, una realtà di livello assoluto sul nostro territorio, con 75 anni di esperienza alle spalle, da diverso tempo ha avviato un programma di costante adeguamento alle attuali esigenze del “consumatore haut-de-gamme”, con una visione che valica i confini nazionali per proiettarsi in una dimensione internazionale, abbracciando dinamiche competitive fino a poco tempo fa impensabili. Una strategia, oggi gestita dalla giovane managerialità di Chiara Pisa e dall’esperienza e professionalità della madre Maristella, figlia di Ugo, che con i fratelli Divino e Osvaldo avviarono l’attività in via Pietro Verri, a Milano, ancora oggi pietra angolare dell’intera organizzazione di vendita. Le abbiamo volute ascoltare entrambe per comprendere fino in fondo la genesi di una scelta epocale come quella succitata (l’apertura del multibrand dovrebbe avvenire con l’inizio del prossimo anno), avvenuta in un contesto di ricambio generazionale.

A 35 anni ti trovi al timone di una realtà distributiva d’Alta Orologeria dalla riconosciuta tradizione, leader in Italia e assoluto riferimento anche per gli appassionati di tutto il mondo. Quanto senti il peso della responsabilità oppure quanto ti senti tranquilla nel condurre l’azienda verso gli ambiziosi traguardi del futuro?

CHIARA. La passione per l’orologeria e la vendita è nel DNA della mia famiglia. Ho vissuto fin da piccola l’atmosfera del negozio aperto da mio nonno Ugo Pisa nel lontano 1940. Ricordo ancora quei pomeriggi passati in laboratorio a giocare con gli orologi o in negozio a simulare vendite imitando mia madre Maristella e mia zia Ileana. Il negozio è sempre stata la mia casa e crescendo questa passione si è rafforzata sempre più. Dopo la mia esperienza universitaria in Bocconi, sono entrata operativamente in azienda nel 2006 occupandomi di logistica e back office. Ho affiancato da subito i “saggi” che hanno fatto la storia dell’azienda: mia zia Ileana, mia mamma Maristella e Fabio Bertini. Il confronto con loro e i loro insegnamenti mi ha portato sempre più a voler essere parte dell’azienda.  Ho imparato molto ma c’è ancora molto da imparare. Per questo ogni loro consiglio ancor oggi è prezioso. Nel 2012, quando mia zia Ileana, dopo tanti anni di lavoro e di passione per l’orologeria, ha deciso di andare in pensione mia madre e io abbiamo deciso di continuare la tradizione. Era il momento di scegliere e ho accettato di dedicare la mia vita all’attività di famiglia prendendo un ruolo di responsabilità. Non ho cominciato pensando di saper fare tutto ma mi sono sempre impegnata, e mi impegno tutt’ora, per la mia azienda. Ogni scelta è una possibilità. Sento molta responsabilità: ogni mia decisione può avere conseguenze dirette su più di 40 famiglie e sull’integrità dell’azienda. So anche che sono animata da una grande passione per il mio lavoro: impegno, fatica e difficoltà mi stimolano a raggiungere traguardi sempre più lontani. Potermi confrontare con mia madre è molto importante: ho la possibilità di avere una guida molto presente e ogni suo consiglio è prezioso.

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Dal momento in cui hai assunto il ruolo di Direttore Generale quali sono state le progettualità che hai messo in campo e che, oggi, senti assolutamente tue?

CHIARA. Ho ascoltato e guardato molto: cosa accadeva, le dinamiche e le relazioni. Molto più di quanto facessi prima. Mi sono consultata con coloro che sono in azienda da tempo e ho riflettuto sul da farsi. Il mio primo compito è stata una ristrutturazione aziendale: il passaggio da negozio ad azienda internazionale necessitava una riorganizzazione di ruoli, compiti e responsabilità.  Poi ho cominciato, puntando sui giovani, a sviluppare progetti nuovi come l’analisi dei mercati emergenti, la ricerca di nuove Manifatture d’eccellenza e stiamo ultimando una monografia che recupera il patrimonio storico della nostra azienda e il restyling di alcuni elementi di comunicazione. C’è molto fermento e molto da fare. Nel 2014, abbiamo realizzato un progetto al quale mia madre teneva da tempo. Abbiamo lanciato Lancette la prima linea di gioielleria brandizzata da Pisa. Sette pendenti, in oro bianco e in oro rosa con diamanti e differenti forme: lineari e armoniose per le donne più romantiche; lanceolate e aggressive per le donne più decise. Le Lancette sono quell’elemento dell’orologio che indica l’essenza del Tempo: il loro “tic tac” scandisce inesorabilmente tutti i momenti della nostra vita. Gli attimi indimenticabili, i momenti che ricorderemo per sempre e quel lampo di secondo in cui compiamo scelte importanti.

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Quali sono stati gli insegnamenti più importanti, sotto il profilo professionale ed umano, che le ha dato suo padre Ugo e che ha trasferito a sua figlia Chiara?

MARISTELLA. Passione per l’orologeria, voglia di scoprire, attenzione al cliente, cura dei collaboratori ed impegno: è tutto qui. Sono le cose semplici che fanno la differenza. Non mi ha mai dato dogmi da seguire ma l’aver lavorato con lui mi ha dato la possibilità di assorbire questi Valori che ora fanno parte di me, sia come imprenditrice che come persona.

E veniamo al multibrand di via Verri che Pisa Orologeria sta avviando in questo periodo, definizione di un progetto strategico avviato nel 2008 con l’inaugurazione delle due boutique Patek Philippe e Rolex. Ci vuoi raccontare quali sono le finalità e il concept di questa nuova struttura, come sarà organizzato, il percorso che si troverà di fronte il cliente e, infine, come cambierà la “geografia” dell’offerta Pisa Orologeria nel quadrilatero milanese?

CHIARA. Al momento non posso ancora anticipare molto… L’apertura del nuovo spazio sarà una tappa importante per lo sviluppo della nostra azienda. Già agli inizi del 2000, dopo un’attenta analisi, abbiamo deciso di accentrare i nostri investimenti sul Quadrilatero. Grazie all’ottima sinergia con Rolex e Patek Philippe, nel 2008, abbiamo inaugurato le due boutique di queste eccellenti Manifatture occupandoci direttamente di gestire e rappresentare il marchio. Ora pensiamo sia giunto il momento, sia per noi che per il mondo orologiero, di ripensare al concetto di Multibrand dando vita ad uno spazio Pisa che possa meglio accogliere le Manifatture, coinvolgere gli appassionati e rappresentare la cultura orologiera.

Questo nuovo multibrand, in conseguenza di quanto detto, lo consideri un punto d’arrivo o un “nuovo” inizio, nella storia di Pisa Orologeria?

CHIARA. Il nuovo spazio è sia un punto di arrivo sia un nuovo inizio: rappresenta un nuovo step per l’evoluzione della nostra azienda. Non sarà l’ultimo perché continueremo e ci impegneremo per raggiungere, supportati dalle Manifatture e dagli appassionati, nuove mete.

Quanto il nuovo multibrand di via Verri riflette la tradizione di Pisa Orologeria e quanto la sua avanguardia e contemporaneità?

MARISTELLA. Il nuovo spazio ridefinisce il concetto di Multibrand: da un lato le Manifatture che rappresentiamo avranno uno spazio che le fa esprimere e le presenta al meglio, dall’altro gli appassionati avranno la possibilità di “vivere” e coltivare a 360° la passione per l’Alta Orologeria. Più che un negozio, un salotto culturale dedicato all’Arte Orologiera.

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Come accennato, Pisa Orologeria è oggi, a tutti gli effetti, una realtà internazionale, un dato che si riflette anche sulla preponderante incidenza del cliente straniero sul vostro fatturato. Quale è invece l’attuale peso della clientela italiana, quale sarà in futuro e cosa state facendo per stimolarla ulteriormente?

CHIARA. Dagli anni ‘40, quando è stata fondata Pisa Orologeria ad oggi, la clientela è molto cambiata: ora, rispetto al passato, la nostra clientela è più eterogenea. Solo il 20% dei nostri clienti sono italiani mentre il restante 80% è estero. Da un’analisi dei dati si può notare che sono aumentati i clienti stranieri mentre per la clientela italiana continuiamo a essere un punto di riferimento. Abbiamo appassionati da generazioni. Con la crisi economica c’è stato un leggero rallentamento della clientela italiana, ma attualmente, stiamo notando che vi è un ritorno all’orologeria. In particolare, per Rolex e Patek Philippe abbiamo molte richieste: sia di grandi pezzi, sia di orologi in acciaio che hanno prezzi inferiori ai 10.000 euro. E’ un  buon segnale. Il nostro servizio personalizzato che, oltre ad una grande offerta di modelli e di prodotti, mette al centro il cliente è un punto di forza. Coinvolgiamo gli appassionati italiani a un calendario di attività all’insegna dell’orologeria, dell’arte e del design.

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Per voi il tempo è una passione, prima di tutto e prima dello strumento atto a misurarlo. Nella clientela di oggi, quanta passione è rimasta e quanto, invece, è il frutto di mode, tendenze, vezzi e semplici esigenze di status da soddisfare?

MARISTELLA. C’è una clientela molto eterogenea. Possono essere identificate due tipologie di “collezionisti di orologi”.  I primi sono coloro che animati da una passione profonda per gli orologi conoscono non solo il loro funzionamento ma anche la storia delle Case e l’evoluzione dei modelli. I secondi sono gli investitori che hanno un’ottima conoscenza del mercato orologiero e acquistano, molti modelli eterogenei tra loro, spinti non da una pura passione ma dalla possibilità di investire in orologi che mantengono il loro valore nel tempo. Accanto a queste due tipologie di collezionisti molto informati, che è difficile quantificare con una percentuale, perché si tratta di un gruppo veramente ristretto di persone, vi è anche un terzo gruppo: i collezionisti emotivi ovvero coloro che sono immediatamente attratti e catturati da alcuni orologi e gli acquistano spinti da un bisogno edonistico, un piacere per gli orologi.
La maggior parte dei clienti, invece, sono affascinati dal mondo dell’orologiera, ma fanno un solo, al massimo due, acquisti importanti nella vita. L’Alta Orologeria, però, si tramanda e non è soggetta a mode: gli orologi di valore vanno oltre la tendenza.

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In termini generali, a partire dal 2006, anno in cui sei entrata operativamente in azienda, come è cambiato, se è cambiato, l’approccio della vostra clientela all’orologio e quali sono state le misure, in termini di organizzazione, sistemi e politiche di vendita che avete dovuto mettere in campo per armonizzarvi con questo cambiamento?

CHIARA. Non è possibile sintetizzare in una risposta il mood di una clientela molto eterogenea e standardizzare rigorosamente le modalità di consumo in un approccio univoco. Per noi conta l’individualità di ogni singolo cliente. Per questo motivo stiamo ridefinendo e implementando un servizio su misura che possa soddisfare le richieste della clientela più esigente. Bisogna essere attivi: cerchiamo di “raggiungere” gli appassionati facendoci scoprire grazie alle diverse forme di comunicazione e stiamo implementando un sistema di assistenza post-vendita che possa dar risposte a bisogni non ancora sorti al cliente.

Un ultima domanda che vorrei porre ad entrambe. Nelle scelte strategiche, nelle pianificazioni dell’attività, quali sono, se possibile saperlo, quei punti su cui siete sempre d’accordo e quelli, invece, su cui avete delle visioni non pienamente convergenti?

CHIARA. Mia madre mi ispira non solo come donna ma anche come imprenditrice. Ho sempre apprezzato la sua umiltà professionale e la continua voglia di scoprire. Mi stimola, ancor oggi, ad andare sempre oltre ed è sempre pronta ad ascoltarmi e supportarmi. Il confronto non manca mai.

MARISTELLA. Sono alla guida dell’azienda da molti anni e da poco ho delegato a mia figlia Chiara un ruolo di primaria responsabilità per l’azienda e il nostro staff. Sono convinta che Pisa Orologeria sia pronta, ora come in passato, ad impegnarsi per raggiungere nuove ed importanti mete ed è a questo che sto indirizzando tutti i miei sforzi. Sono certa che il suo impegno e la sua passione le permetteranno di raggiungere grandi obiettivi. Son sempre pronta ad ascoltarla ed indirizzarla nelle decisioni ma non nego che sono soddisfatta del suo percorso.

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